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La Storia di Valdobbiadene
Vadobbiadene e Prosecco sono due nomi legati per sempre. Valdobbiadene è una delle località interessate dalle vicende umane e storiche che si svolsero tra il XI secolo e il XIII secolo e dalle numerose proprietà che videro protagonisti i vari componenti della famiglia degli Ezzelini. Proprietà che furono certosinamente accertate, censite e documentate dopo la loro definitiva sconfitta avvenuta nel 1260.
ORIGINE DEL NOME VALDOBBIADENE
Valdobbiadene si trova in una buona posizione geografica, protetta dalla catena di monti (Cesen), a nord, che ferma i venti freddi e da altri monti, ad ovest, che fa da barriera alla corrente fredda proveniente dalla gola del Piave. La maggior parte degli storici ritiene che il nome “Valdobbiadene” derivi dal fiume Piave, che all’epoca dei Romani, aveva preso questo nome dal console Phlavio Ostilio che viveva a Belluno. Secondo altri storici il nome significa “doppio Piave”, perché, sempre in quel periodo, anche un altro fiume, il Cordevole, bagnava i paesi di Segusino e Valdobbiadene e perciò il nostro centro abitato si trovava tra due fiumi: Piave e Cordevole (Duplex Phlavis). I primi documenti sicuri della storia di Valdobbiadene risalgono alla civiltà romana. In municipio sono conservate due lapidi, in altre parole due lastre di pietra, dove sono scritte le notizie storiche di questo luogo, dalle sue origini romane fino a dopo le guerre del Risorgimento. I Romani conoscevano questa terra, lo testimoniano le armi, le monete, le colonne e i sepolcri che sono stati dissotterrati; essi avevano anche costruito delle strade che collegavano questa terra ad altre città già esistenti: Padova, Asolo, Oderzo, e Aquileia Molti nomi usati ancora oggi derivano dal latino, la lingua dei romani: Cordana da famiglia dei Cardi, Ponteggio da Pontexsis = resti di ponte, Bigolino da Bigollum = luogo della barca, Tormena = torre e mura, Milies = deriva da milites = soldati. Questa località era un posto di guardia che permetteva ai Romani di controllare dall’alto i nemici. Tutto il territorio era percorso dalle strade militari romane, da quando la Vinitia = il Veneto si era unito spontaneamente a Roma. Presso la Calmaior = strada principale, furono ritrovati dei sepolcri risalenti a questo periodo. Con la caduta dell’impero romano, tutto il territorio fu invaso, saccheggiato dai barbari: Visigoti, Unni, Ostrogoti, Longobardi e Franchi fino all’anno 1000 con gli Svevi. Con il decadere del potere militare di Roma, fu la Chiesa a mantenere ancora vivo negli abitanti il legame con Roma, centro della Cristianità, aiutandoli a ricostruire la loro vita. Il primo centro della religione cristiana nella zona di Valdobbiadene, diventata la prima parrocchia, fu S.Biagio di Stana (400 d.C.) al posto di un capitello pagano. Di questa chiesetta furono difensori i Signori del castello di Mondeserto, il cui potere si estendeva dalla Murazze (l’attuale centro, che allora era zona paludosa), alla Castella, alla Riva Martignago ed a Ron. Le famiglie più potenti costruirono i castelli per motivi di sicurezza e di difesa dagli invasori e da altri dominatori; mentre le famiglie più povere si riunivano in agglomerati, chiamati “farre” (deriva dal longobardo). Oltre al castello di Mondeserto ci furono: quello di Mirabello fra S.Vito e Caravaggio; quello dei Da Cassuola a Barbozza; quello degli Strasoldo a S.Stefano e quello dei Boninsegna a Funer.
SAN VENANZIO FORTUNATO
San Venanzio Fortunato nacque nel 535 d.C. in “Ripis Cordanis”, in pratica sulle rive del torrente Cordana, che a quel tempo aveva molta più acqua. Trascorse l’infanzia a Valdobbiadene, e poi studiò a Ravenna con il compagno e coetaneo Felice Pilumnio, diventato poi Vescovo di Treviso, anche lui nato a “Ripa Valis Duplavenis”. A Ravenna Venanzio studiò greco, latino e grammatica; si ammalò agli occhi e guarì per l’intercessione di S.Martino di Tours. Per questa guarigione Venenzio fece voto di recarsi a Tours, a pregare sulla tomba di S.Martino. Il viaggio durò due anni. Arrivato a Tours, si recò alla tomba del Santo e poi a Poitiers nell’abbazia fondata dalla Regina Radegonda dove soggiornò parecchi anni come amministratore del convento. A Poitiers Venanzio compose parecchi inni e composizioni soprattutto di carattere religioso, in lingua latina, come “Pange lingua”, “Vexilla Regis Prodeunt”, “Ave Maris Stella”. A 50 anni pronunciò i voti e, alla morte del vescovo Platone, divenne lui stesso vescovo. Morì a Poitiers nel 604 d.C.
LE SIGNORIE
Ai tempi dei castelli a Valdobbiadene esistevano queste località: S.Vito, Caravaggio, S.Stefano, Barbozza organizzate in centri abitati che prendono il nome dal santo cui è dedicata la propria parrocchia. In quei tempi, queste chiese non erano solo delle costruzioni dove la gente si riuniva per pregare, ma erano l’unico posto dove le persone potevano trovarsi insieme a discutere ed a scambiarsi delle opinioni. Durante il dominio dei Franchi anche Valdobbiadene fu coinvolta in lotte per supremazia fra i Signori di Mondeserto, Da Cassuola, i Boninsegna e Mirabello per il possesso di territori e di chiesette costruite nella zona. Verso l’anno 1000 i signori dei vari castelli fecero costruire parecchie chiese: quella di S.Giacomo a Guia, la cappella dedicata all’Arcangelo Michele a Bigolino, la parrocchia di S.Vito. I Da Cassuola, signori di un castello che si trovava a Barbozza, in seguito a delle epidemie che avevano colpito la gente del luogo, permisero loro di costruirsi una borgata più in basso e anche la chiesa dedicata a S.Pietro. A ritorno dalla prima crociata (1096 d.C.), Giovanni Granone Volpardo da Vidor detto anche Giovanni da Bigolino, insieme con alcuni soldati di Valdobbiadene, fece costruire a Vidor la chiesa di S.Vettore e Corona e anche l’abbazia di S.Bona. Nelle lotte per i territori di Valdobbiadene e per la costruzione di chiese, s’inseriscono anche il Patriarca d’Aquileia, i Vescovi di Treviso, Oderzo, Ceneda e Feltre. Nell’anno 1095 l’Imperatore del Sacro Romano Impero Enrico V° concesse dei feudi nei territori di Valdobbiadene a molti trevigiani per l’aiuto che essi gli avevano dato e, più tardi, emanò un decreto che stabiliva i confini di Valdobbiadene. Durante i secoli XII e XIII tutto il territorio fu governato dai Carraresi, Ezzelino da Romano e dai Da Camino e inoltre dal Comune di Treviso, finché nel 1391 tutta la Marca si sottomise alla Serenissima Repubblica di Venezia. Il passaggio da un dominio ad un altro non fu mai tranquillo, ci furono: assedi, distruzioni e saccheggi e solo con il dominio della Serenissima si ebbe un periodo di relativa pace.
DOPO L’ANNO 1000
Oltre a lunghi periodi di lotte e di devastazioni gli abitanti di Valdobbiadene e della Marca, dovettero sopportare anche una forte epidemia che decimò la popolazione. Inoltre, Ungari e Tedeschi, passarono per questo territorio devastando e incendiando i paesi che incontravano sul loro cammino. Questi armigeri furono chiamati “gens ab armis” in altre parole “gente dalle armi” (da cui derivano io loro nome le attuali famiglie Dall’Armi) ed alcuni di loro si fermarono a Valdobbiadene, costruirono case sopra Borgo Furo.
IL DOMINIO DELLA SERENISSIMA
Il dominio della Serenissima introdusse nel territorio le proprie leggi, abolendo i privilegi feudali, badando però a non cambiare usanze e abitudini del luogo; si ebbe quindi, un notevole impulso sia per quanto riguarda l’edilizia che l’agricoltura e l’industria. Sorsero, nella zona, ville, belle case e vennero ad abitare o villeggiare nobili e ricche famiglie del Trevigiano e del Veneziano. Venne anche introdotto un nuovo modo di lavorare, cioè il lavoro a gruppo, regolamentato, coordinato ,collettivo, negli opifici e nelle nuove fabbriche che stavano nascendo anche qui per la lavorazione del cotone, della lana e, più tardi, della seta. Giunsero dalla zona del Bergamasco le famiglie dei Tramarolli che attivarono filande e torcitoi, nei quali venne anche iniziata la lavorazione della seta, ricavata dai bozzoli che, in un primo tempo erano importati da fuori. In un secondo tempo fu introdotto in tutta la zona l’allevamento del baco da seta. Dal Bassanese giunsero i Folladori che insegnarono a cardare, tingere, tessere lana, canapa e lino. Nel 1438 la Repubblica di Venezia stabilì che a Valdobbiadene restasse stabilmente un Regoliere o Rettore di San Marco, dipendente del Podestà di Treviso, il quale venne ad abitare in Borgo Furo. Alle sue dipendenze aveva: -un gabelliere; incaricato della riscossione delle gabelle o imposte (tasse), -un meriga; incaricato di tenere l’amministrazione, -uno strillone che doveva far conoscere, leggendoli ad alta voce: i bandi, i messaggi, le ordinanze della Serenissima in tutti i luoghi abitati, -alcuni archibugieri; che dovevano far rispettare la legge, reprimere e punire. Fu istituito un apposito Ufficio per le denunce delle proprietà e per la catalogazione del Catasto: in seguito a questa decisione, fin dal 1500, Valdobbiadene è diventata capoluogo di Distretto in provincia di Treviso. Nel 1770 la Serenissima sopprimeva monasteri trasformandoli in proprietà dello Stato, tra questi il convento dei Cappuccini di S. Gregorio che fu acquistato dalla ditta Giuseppe Pivetta.La stessa sorte toccò al convento delle suore di Colderove, che divenne proprietà della ditta F.lli Franco di Vas.
AVVENIMENTI TRISTI
Nell’anno 1542 una gran quantità di locuste grandi e nere, provenienti dalla Germania passarono per molte località dell’Italia divorando tutte le coltivazioni: questa gran nuvola nera passò anche per Valdobbiadene fermandosi due giorni e lasciando la campagna spoglia di frutti. La popolazione di Valdobbiadene, impressionata da tanta desolazione si riunì nella chiesa di S. Maria Assunta e fece voto di costruire un piccolo altare dedicato a S. Giovanni Battista. Così fu costruita la chiesetta di S. Giovanni che si trova sulla curva della “riva di S. Giovanni” tra S. Vito e Fener. A S. Pietro fu costruito il capitello delle cavallette, che si trova in Cal Vecchia del Col Verso la fine del 1500, lo storico Bonifacio racconta di un’invasione di lupi che fecero strage non solo di pecore, ma soprattutto di giovani pastori. Le autorità emanarono un bando con il quale si offriva un premio a chi uccidesse i lupi. Un secolo dopo, tra il 1680 e il 1685, una grave epidemia di colera colpì tutta l’Italia e fece molti morti anche a Valdobbiadene. Nello stesso periodo una disastrosa alluvione provocò la caduta di una gran massa d’acqua, mista a sassi dalla Val di Scalambre che cadde sulla Cordana, distruggendo delle case, chiudendo il torrente ed aprendo la fontana di “Mistro Momo”. Un’altra frana cadde dalla Val Figarolo, alla Riva, distruggendo Palazzo Lavezzani e disperdendo un torrente che azionava un opificio; il luogo, da allora, fu chiamato “della Morte. Sessant’anni più tardi, nel 1744, ci fu un’altra frana che travolse alcune case a S. Stefano, uccidendo diverse persone tra cui il parroco (D. Marco Bisol) e la sua governante. In quello stesso anno ci furono grandinate, alluvioni, rovine ai raccolti e alle persone.
NAPOLEONE BONAPARTE
Le idee di libertà conquistate negli Stati Uniti d’America e dalla rivoluzione Francese arrivarono in tutte le nazioni europee, compresa l’Italia. La Repubblica di Venezia, in un primo momento tentò di opporsi e si alleò con l’impero Austriaco e con il regno di Piemonte. In seguito, però, Le travolgenti vittorie di Napoleone convinsero la Serenissima Repubblica a mostrarsi neutrale. Nel territorio di Valdobbiadene, nel 1796, ci furono scontri tra l’esercito austriaco che occupava la zona e l’esercito francese in transito verso il Friuli dove e si trovava Napoleone. Le popolazioni all’inizio accolsero i francesi con diffidenza, curiosità e timore, ma in seguito si mostrarono favorevoli verso le idee liberali ed istituirono il “Municipio Comunale, innalzarono anche in piazza Maggiore l’albero della libertà gridando; <<Libertà, uguaglianza e fraternità!>>. Ma all’entusiasmo iniziale seguì una gran delusione quando i cittadini videro i francesi distruggere i segni del dominio della Serenissima, che nel maggio 1797 fu ceduta all’Austria. Questa prima sudditanza a Napoleone durò cinque mesi durante i quali fu formata ufficialmente la nuova municipalità di Valdobbiadene che comprendeva: Marziai, Vas, Segusino, S.Vito, S.Pietro di Barbozza, S.Stefano, Guia, Colbertaldo, Col S.Martino, Mosnigo, Moriago, Vidor e Bigolino. Divennero leggi operanti: il nuovo codice Napoleonico, la coscrizione militare obbligatoria, l’istituzione di un giudice di Pace e quella dello stato civile, la stabilizzazione dei cognomi delle persone, l’istituzione dell’anagrafe e del matrimonio civile.
DOPO CAMPOFORMIO
Quando il Veneto fu ceduto all’Austria, (1797) questa mandò nel territorio di Valdobbiadene le sue truppe comprendenti 4000 soldati, in seguito alla vittoria di Napoleone ad Austerliz nel 1805, il Veneto passava a far parte del nuovo regno d’Italia, creato da Napoleone che aveva nominato vice re il figliastro Eugenio Beauharnais il quale aveva scelto Milano come capitale. Il municipio, con tutti i suoi uffici, da Colderove, in casa Banchieri, fu trasferito in Piazza Maggiore, in casa Dalla Costa dove rimarrà per dieci anni. Sotto il governo francese furono eseguiti parecchi lavori di miglioramento riguardanti: strade, canalizzazione di torrenti e sistemazione di palazzi. Con la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo, il Veneto e la Lombardia passarono sotto il dominio dell’imperatore d’Austria e Milano rimase la capitale del regno. Il municipio di Valdobbiadene, capoluogo di distretto, fu sostituito dalla Deputazione Comunale composta da sei persone e presieduta dall’Imperial Regio Commissario Distrettuale. Il governo austriaco, benché reprimesse e condannasse severamente i desideri di libertà dei patrioti italiani, seppe governare con correttezza e realizzò varie opere pubbliche: fu completato il campanile con l’aggiunta della cuspide a cipolla (1810), fu abbellita la chiesa sia all’interno che all’esterno (1840) e furono sistemati il sagrato e la piazza Maggiore tra il 1818 e il 1820.
VALDOBBIADENE DAL1820…
ZFurono costruite nuove strade: la via Erizzo, con inizio da piazza Maggiore e termine A Biadene e un’altra che portava a Vidor, Sernaglia, Pieve di Soligo. Furono allargate e rese più agibili alcune strade come quella per S.Gregorio, Colderove fino al passo barca di Funer e poi il tratto da Colderove a Funer realizzando il nuovo ponte sul torrente “la Ru “, infine lo stradone che porta a Caravaggio- S.Vito. Nel 1839 fu costruita la loggia del mercato lungo il lato della piazza che va dalla chiesa all’imbocco di via Erizzo, con un grande porticato a colonne; dall’anno seguente fu sede del mercato del lunedì, che già si svolgeva nella piazza dal 1821. Sorsero altri edifici ed istituzioni come la “Società degli amici”; furono aperti il “Caffè Commercio”, il “Caffè della Pace”, le locande “La rosa”, “La torre” e la farmacia Arrigoni. Il maestro Dalla Costa fondò una scuola di musica, una “Schola Cantorum” e una scuola di filodrammatica. In questo periodo prese un deciso impulso la lavorazione della seta ed il conseguente sviluppo industriale. Nel 1818 giunse nella Valdobbiadene un abile setaiolo: Pietro Piva che, insieme ai figli Sigismondo e Celestino, acquistò il vecchio opificio di Boltoia e Franzoia, lo dotò di macchinari più efficienti facendo venire da Bologna degli operai specializzati. Pietro Piva ingrandì e migliorò la vecchia costruzione e pio acquistò un terreno a S.Margherita dove, in seguito, sorse la nuova filanda che prenderà il nome di “Calzificio Piva-Sisi”.
LE GUERRE D’INDIPENDENZA
Le notizie delle rivolte contro il dominio austriaco, nel 1848, giunsero anche a Valdobbiadene e gli abitanti si prepararono, con le armi a difendere il territorio dall’esercito austriaco. Alcuni cittadini fuggirono in Piemonte per entrare a far parte dell’esercito piemontese. Ci fu molta delusione per la sconfitta del 1848, e ancora di più nel 1859, quando la seconda guerra d’indipendenza si concluse lasciando il Veneto sotto il dominio straniero. |